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Riflessioni sulla rilettura di Cartesio


Nel panorama intellettuale del XVII secolo, un'epoca di grandi tumulti religiosi e di nascente scienza moderna, emerge la figura di René Descartes (italianizzato in Cartesio), un uomo che non fu solo un filosofo, ma un autentico pioniere del pensiero. Nato in Francia nel 1596, Cartesio ricevette una formazione classica e scientifica presso il prestigioso collegio gesuita di La Flèche, ma ne uscì con una profonda insoddisfazione per il sapere tradizionale, che gli sembrava privo di quell'assoluta certezza che invece ammirava nella matematica. Da qui nacque una vocazione: dedicare la vita a costruire una nuova forma di conoscenza, solida e universale.

Non fu un accademico ritirato; al contrario, Cartesio fu un viaggiatore, un soldato volontario, e un matematico geniale cui si deve, tra l'altro, l'invenzione cruciale della geometria analitica (il sistema di assi cartesiani che usiamo ancora oggi). Fu proprio questa sua doppia natura - quella del rigoroso scienziato e quella del metafisico - a spingerlo a cercare un metodo universale, capace di dare ordine e certezza a ogni campo del sapere, dalla fisica alla filosofia. Ed è in questa ricerca di un fondamento inattaccabile, esposta in opere rivoluzionarie come il Discorso sul metodo e le Meditazioni Metafisiche, che Cartesio giunse all'esperimento mentale più famoso della storia: quello del dubbio radicale, un cammino che lo avrebbe condotto all'unica verità ritenuta indubitabile, l'unica certezza emersa dal caos del dubbio assoluto: il celebre "Cogito ergo sum".


Ti sei mai fermato a pensare: come faccio a sapere con assoluta certezza che esisto? 

Non stiamo parlando di una vaga intuizione, ma di una certezza inattaccabile, dimostrabile, quasi scientifica. Nel XVII secolo, Cartesio decise che era giunto il momento di rispondere a questa domanda non con la fede o la tradizione, ma con la precisione di un esperimento mentale, dando il via a una rivoluzione filosofica che risuona fino alle neuroscienze odierne.

Cartesio, infatti, si propose di fondare la conoscenza su una base solida, un "mattone" epistemologico che potesse resistere a qualsiasi scossa. Per fare questo, adottò un approccio rigoroso e metodologico, quello che lui chiamò il Dubbio Iperbolico. Non si trattava di essere scettici per natura, ma di usare lo scetticismo come strumento di verifica estrema.

Il primo passo di questo esperimento mentale fu l'eliminazione dei sensi: sappiamo bene che i nostri sensi ci ingannano spesso, come quando vediamo un bastone spezzato nell'acqua. Ma il dubbio non si fermò lì. Cartesio volle mettere in discussione anche la realtà stessa, sollevando la celebre obiezione del sogno: come posso essere sicuro di non stare semplicemente sognando di leggere questo articolo proprio in questo istante? Le sensazioni, quando sogniamo, sono potenti quanto quelle che proviamo da svegli. Per distruggere persino le verità logiche e matematiche (come 2+2=4), Cartesio introdusse l'ipotesi più radicale di tutte: l'esistenza di un Genio Maligno, un'entità onnipotente che ci inganna sistematicamente su tutto ciò che crediamo di sapere.

In questo vuoto epistemologico, dove la realtà esterna, il corpo, le leggi della fisica e la matematica erano state tutte sospese dal dubbio, Cartesio giunse a un apparente vicolo cieco. Sembrava che non fosse rimasto nulla di certo.

Ma è proprio qui che si verificò l'intuizione illuminante. Cartesio capì che, anche se un Genio Maligno lo stesse ingannando su ogni singola cosa, e anche se l'intera realtà fosse una pura illusione, doveva esserci un "io" che stava compiendo l'azione di essere ingannato. L'atto di pensare, di dubitare, di sforzarsi di credere che nulla esista, era la prova immediata e auto-evidente della sua esistenza.

Il famoso "Cogito ergo sum" – "Penso, dunque sono" – non è quindi il risultato di una deduzione logica ("Tutti gli esseri pensanti esistono; io sono un essere pensante; quindi esisto"), ma un atto performativo, una presa di coscienza fulminea e irrefutabile. Ogni volta che pronuncio o penso la frase, ne dimostro la verità. Questa è la prima, inconfutabile certezza, l'autocoscienza dell'esistenza di una cosa che pensa: la res cogitans.

La vera rivoluzione scientifica del Cogito risiede nel fatto che esso stabilisce l'esistenza della mente (Io) prima dell'esistenza del corpo (Mondo). Cartesio giunse a concepire l'essere umano come composto da due sostanze nettamente separate: la Sostanza Pensante (Res Cogitans) – la mente, non estesa nello spazio e non soggetta alle leggi della meccanica – e la Sostanza Estesa (Res Extensa) – il corpo e il mondo fisico, completamente meccanicistici. Questo dualismo Mente-Corpo, o Dualismo Cartesiano, ha plasmato il quadro per la medicina e la psicologia per secoli.

Ma soprattutto, ponendo l'individuo come un'entità cosciente e razionale al centro della conoscenza, Cartesio inaugurò l'Epoca della Soggettività. Oggi, le moderne neuroscienze e la psicologia cognitiva studiano con strumenti come la risonanza magnetica funzionale (fMRI) proprio quella res cogitans – i meccanismi neurali del dubbio, del pensiero e dell'autocoscienza – che Cartesio identificò come l'unica verità certa.

In fondo, ogni volta che uno scienziato o un filosofo mette in discussione un'ipotesi, sta replicando, in chiave moderna e tecnologica, l'esperimento radicale del dubbio di Cartesio, partendo da quel solo, indubitabile punto fermo: la nostra coscienza attiva. La prossima volta che dubiti di qualcosa, ricorda che hai un rifugio epistemologico: il tuo stesso atto di pensare.

Finché puoi porre la domanda "Esisto?", la risposta è già contenuta nella domanda stessa. Tu sei.

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