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Il Ghiaccio dei Monti della Laga
La scoperta del ghiaccio di cascata sui Monti della Laga avvenne quasi per caso, in anni in cui l’alpinismo invernale stava vivendo una stagione di rinnovato entusiasmo. Fino ad allora, le Laga erano conosciute soprattutto per i loro boschi sterminati, le lunghe dorsali e i torrenti impetuosi che in primavera si gonfiavano di neve sciolta. Nessuno immaginava che quelle stesse acque, nei mesi più rigidi, potessero trasformarsi in vere e proprie cattedrali di ghiaccio, verticali e scintillanti.
Fu il CAI di Ascoli Piceno, con alcuni dei suoi soci più intraprendenti, a intuire per primo le potenzialità di quel territorio. Negli inverni più freddi, le cascate che in estate rimbombavano tra le faggete si trasformavano in colonne e colate azzurrine, un terreno d’avventura completamente nuovo. All’inizio si trattò di esplorazioni timide: sopralluoghi a piedi con piccozze e ramponi rudimentali, tentativi di salire brevi tratti di ghiaccio compatto. Ma ben presto si aprì la strada a una stagione pionieristica che avrebbe segnato la storia dell’alpinismo locale.
Le prime salite furono cariche di entusiasmo e di sorpresa: ogni cascata appariva come un mondo inesplorato, da tracciare metro dopo metro. I soci del CAI Ascoli iniziarono a documentare percorsi, difficoltà e condizioni, creando così una vera e propria cartografia del ghiaccio laghese, che oggi rappresenta un patrimonio sportivo e culturale.
Quell’inizio non fu soltanto tecnico, ma anche emotivo: l’idea che i Monti della Laga, spesso considerati “secondari” rispetto ai vicini Sibillini e al Gran Sasso, potessero offrire scenari unici per il ghiaccio di cascata, accese l’orgoglio e la passione di un’intera comunità di alpinisti.




