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L’OPERAIO JOLLY E IL CORTOCIRCUITO DEL POTERE

SE CHI DEVE GARANTIRE LA LEGALITÀ COSTRUISCE IL CAPRO ESPIATORIO

La parabola della Posizione Organizzativa che dispone del personale extra-orario. Ma quando l'ex dipendente fa causa per gli straordinari mai pagati, il Vice-Segretario scarica la colpa sulla collega che all'epoca dei fatti si occupava di Manutenzioni.

Siamo nel solito Comune della Val di Fiastra di appena 800 abitanti, un posto dove tutti si conoscono e dove spesso le procedure formali si perdono nei rapporti personali.

Immaginate un operaio assegnato al servizio della manutenzione ma usato per anni come un "jolly" per altri servizi.

Ha fatto di tutto: l'autista dello scuolabus, ha tumulato i defunti al cimitero, ha montato palchi e transenne per le feste del paese. Tutto questo ben oltre le sue 36 ore settimanali.


Come avveniva tutto ciò? Solo a voce.


Nessun ordine di servizio scritto, nessuna firma, nessuna traccia. Solo il classico "mi raccomando, dacci una mano" o "poi in qualche modo te le facciamo recuperare". Una dinamica che, nei piccoli enti, si traduce spesso in un vero e proprio sfruttamento basato sulla sudditanza psicologica del dipendente. L'operaio ha lavorato centinaia di ore in più, ma sul suo cedolino non è mai comparso un euro di straordinario.

Ora, però, il dipendente ha fatto causa al Comune per farsi pagare tutto il lavoro arretrato e, davanti al rischio di un buco nel bilancio pubblico (quello che la legge chiama danno erariale), chi ha usato l'operaio a voce per i vari servizi (scuola, cimiteri, eventi culturali) è entrato nel panico e ha attivato la macchina dello scaricabarile.

Invece di ammettere le proprie responsabilità, un vertice amministrativo (che ha anche il ruolo di Vice-Segretario, e dovrebbe garantire la legalità) ha puntato il dito contro la responsabile dell'ufficio manutenzioni dell'epoca. La sua accusa? "Spettava a te verificare gli orari".

Una scusa assurda: come fa la responsabile delle manutenzioni a vigilare su un dipendente che ha già finito le sue 36 ore settimanali e che viene chiamato sulla parola, di nascosto e senza nessuna richiesta e in altri uffici, da altri capi o persino dagli amministratori?

Ma ora una domanda sorge spontanea: Chi era o erano all'epoca dei fatti il o i Responsabili del Personale? E' plausibile che non avesse (avessero) mai, dal 2004 al 2023, controllato i cartellini e le timbrature?

E poi deve essere chiaro che:


Chi usa il proprio potere per fabbricare un capro espiatorio interno sta paralizzando il Comune. Gli uffici diventano trincee, si passa il tempo a scriversi lettere per difendersi anziché dare servizi ai cittadini, mentre la politica (Sindaco, Giunta e perfino l'opposizione) resta incredibilmente in silenzio.


Ma vediamo ora cosa dice la legge quando gli straordinari sono chiesti "a voce"?

Anche (e soprattutto) in un Comune piccolo, la Pubblica Amministrazione non può funzionare come un accordo tra amici. Il fatto che le richieste di straordinario fossero verbali non salva chi le ha fatte, anzi, peggiora la situazione.

1. Il lavoro "a voce" nella PA è illegittimo (ma il lavoratore va pagato)

Nella Pubblica Amministrazione tutto deve essere autorizzato per iscritto. Un responsabile non può chiedere di lavorare oltre l'orario senza un ordine formale.

  • La legge e i giudici: Se un superiore chiede a voce di fare straordinari senza un ordine scritto e senza che ci siano i soldi già messi da parte nel bilancio (violando l'art. 191 del D.Lgs. 267/2000 - TUEL), quell'accordo è illegittimo.

  • Tuttavia, la giurisprudenza della Cassazione e del Consiglio di Stato stabilisce che se il lavoratore ha effettivamente svolto il lavoro a vantaggio dell'ente, ha diritto a essere pagato (secondo il principio dell'arricchimento senza causa, ex art. 2041 del Codice Civile).

2. Chi paga il conto? Il danno erariale è personale

Se il Comune è costretto dal giudice a pagare gli straordinari non autorizzati all'ex operaio, chi paga veramente?

  • La legge: La Corte dei Conti è chiarissima su questo punto. Secondo l'art. 191, comma 4 del TUEL, per i lavori e i servizi chiesti senza regolare impegno di spesa (quindi senza soldi stanziati a bilancio e senza atti formali), il rapporto obbligatorio si instaura direttamente tra chi ha richiesto la prestazione e chi l'ha fornita. Questo significa che il Comune e i cittadini non devono rimetterci. A pagare il danno economico dovrà essere, di tasca propria, il responsabile o l'amministratore che ha chiesto "a voce" all'operaio di lavorare gratis.

3. La finta accusa di "omessa vigilanza"

Accusare la responsabile dell'ufficio manutenzioni per non aver "sorvegliato" un dipendente richiamato a voce da altri è giuridicamente insostenibile.

  • Il principio: Nessuno può essere ritenuto responsabile di ciò che non rientra nelle sue competenze formali e temporali. La responsabile delle manutenzioni aveva il dovere di controllare l'operaio solo durante le sue 36 ore contrattuali. Quello che il dipendente faceva dopo l'orario di lavoro, su ordine verbale di un altro ufficio o del Sindaco stesso, non era sotto il controllo gerarchico dell'ufficio manutenzioni. Anzi, chi ha dato quegli ordini verbali si è comportato da "datore di lavoro di fatto" e se ne deve assumere ogni responsabilità civile e contabile.

4. Il divieto di ritorsione (se c'erano stati precedenti)

Se la dipendente accusata di omessa vigilanza aveva in passato già segnalato gravi anomalie agli organi competenti (es. Corte dei Conti o ANAC), farle pressioni o isolarla oggi diventa un reato.

  • La legge: Il D.Lgs. 24/2023 protegge chi denuncia (whistleblower) da ogni forma di ritorsione (come procedimenti disciplinari strumentali o isolamento lavorativo).


In un ente pubblico, piccolo o grande che sia, chi firma (o chi chiede a voce!) deve assumersi le proprie responsabilità. Trasformare il Comune in un campo di battaglia come fatto per questi due dipendenti per coprire gli errori (o l'arroganza) di pochi dirigenti o amministratori è un comportamento che, alla fine, viene pagato a caro prezzo e con i soldi dei cittadini.

 
 
 

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