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Il caso di specie di un comune di provincia

Quando il rispetto della legge diventa colpa



C’è un’ombra che si allunga sui palazzi di un piccolo comune del maceratese, tra i borghi della Val di Fiastra: un’ombra fatta di silenzi complici che sembrano pesare più della verità. Potrebbe apparire come una parodia alla Cetto La Qualunque, ma è purtroppo una cronaca reale. È la storia di un "buon funzionario" trasformato in paria; un dirigente il cui unico "peccato mortale" è stato ricordare alla Giunta Comunale che la legge non è un suggerimento, ma un obbligo.

Questa vicenda, tuttavia, scavalca i confini della cronaca locale per farsi manifesto politico in vista del referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo. È un monito per chi sceglierà di votare NO, rifiutando di lasciare i cittadini alla mercé di un potere amministrativo privo di contrappesi.



Il paradosso del RUP e l’invasione di campo

Tutto inizia con un’anomalia amministrativa che sa di sfida: la nomina, da parte della Giunta "La Qualunque", di un Responsabile Unico del Progetto (RUP) per un’area pubblica affidata a un tecnico che, per mandato, avrebbe dovuto occuparsi esclusivamente di ricostruzione privata post sisma. Si profila così un vizio di illegittimità: l’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) ha ribadito più e più volte che la nomina del RUP non può essere un atto politico, poiché ciò determinerebbe un'indebita invasione di campo della Giunta nella gestione amministrativa.

Il rischio è evidente: un RUP asservito alla politica può agevolare favoritismi a orologeria come poi è accaduto. Questo "salto di corsia" non è un mero vizio di forma, ma un vero vulnus alla sicurezza e alla trasparenza. Non solo: la dipendente nominata RUP ha firmato illegittimamente una delibera che coinvolge non solo il comune di cui parliamo, ma anche altri Comuni, per l'assegnazione di fondi pubblici ad aziende e privati del territorio.



Il silenzio dei garanti ammanettati da chi?


Di fronte a questa firma "abusiva", il Dirigente responsabile solleva il velo rivolgendosi alla Segretaria Comunale, garante della legalità dell'ente. La convinzione era che i controlli interni avrebbero sanato l’anomalia. La risposta? Un’ammissione di colpa scritta — "sistemeremo tutto" — seguita dal nulla cosmico. È il trionfo di quel "carnevalismo burocratico" dove il tecnicismo viene usato come scudo per l'inerzia, trasformando l'omissione in strategia.



La rappresaglia: il diritto fatto a pezzi

Dopo mesi di attesa, il Dirigente — agendo anche in virtù degli obblighi legati alla propria funzione e alle proprie responsabilità — trasmette la segnalazione all'ANAC e alla Corte dei Conti. Ed è a questo punto che l'Amministrazione - avvisata per correttezza - dismette i panni di gestore della cosa pubblica per indossare quelli della vendetta.

In spregio al D.Lgs. 24/2023, che dovrebbe tutelare il whistleblower da ogni ritorsione, scatta lo svuotamento della Posizione Organizzativa (P.O.). Al dirigente vengono sottratte competenze - consegnate, udite udite, alla impiegata che è stata nominata irregolarmente RUP e che ha illegalmente e incompetentemente, firmato la delibera riducendolo così la segnalante a una figura fantasma tra scrivanie deserte. Eppure la legge parla chiaro: ogni misura ritorsiva è nulla e l'onere della prova spetta all'ente, che dovrebbe dimostrare — impresa ardua — la totale estraneità del provvedimento rispetto alla denuncia effettuata. Siamo dinanzi a una palese violazione dell'art. 19 del decreto sulla protezione dei segnalanti: un abuso che sostituisce la meritocrazia con la "psicologia dell'opportunismo". Insomma, in definitiva, si è premiata una incompetenza compiacente rispetto ad una competenza rigorosa e rispettosa delle norme e delle leggi tanto che è stato finanziato un privato - ricadente in questo comune - nonostante esista un parere di illegittimità urbanistica per le attività finanziate. That's All Folks!!



Il nesso con il Referendum

Mentre la propaganda per il "Sì" dipinge una magistratura da smantellare, il caso di specie urla l'esatto opposto. Se la riforma passasse, separando le carriere e istituendo un'Alta Corte

Disciplinare condizionata dalla politica, chi difenderà l'eretico dirigente di turno?

Spezzare il legame tra chi indaga e chi giudica significa indebolire la cultura della giurisdizione. Un PM isolato è un PM meno efficace nel contrastare i "piccoli e mediocri sceriffi" di provincia che usano le delibere come clave. L'Alta Corte Disciplinare rischia di diventare una "mannaia di Stato" contro quei magistrati che osano intervenire d'urgenza per reintegrare i dirigenti mobbizzati.

Votare NO significa impedire che il giudizio sulla legalità diventi una questione di equilibri politici. La protezione contro le ritorsioni non richiede architetture costituzionali barocche, ma magistrati forti, indipendenti e non ricattabili.


Il caso di questo Comune dunque riguarda tutti noi. Se un Dirigente viene isolato per aver preteso il rispetto delle regole, la democrazia è malata e se dovesse passare la riforma costituzionale, il prezzo dell'onestà sarà pagato sempre da chi non si è piegato.

 
 
 

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